Dal benessere delle persone alla competitività del sistema produttivo: i dati dell’undicesimo Rapporto ASviS letti in chiave di sviluppo sostenibile del business.
L’undicesima edizione del Rapporto ASviS
A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ha presentato l’undicesima edizione del suo Rapporto annuale, che misura l’avanzamento dell’Italia, dei suoi territori e dell’Unione europea verso i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs).
Il quadro che emerge è quello di un Paese che procede più lentamente di quanto previsto, in un contesto europeo e mondiale che presenta difficoltà analoghe. Per chi guida un’impresa, questi dati non sono solo un tema di interesse generale: descrivono lo scenario economico, sociale e istituzionale in cui le aziende operano e investono.
In questo articolo ripercorriamo i numeri più significativi del Rapporto e proponiamo alcune chiavi di lettura per il mondo produttivo.
Il quadro generale: a che punto siamo
Secondo il Rapporto, dei 38 target quantitativi analizzati per l’Italia:
- 11 (il 29%) sono raggiungibili o significativamente avvicinabili entro il 2030;
- 22 (il 58%) non risultano raggiungibili ai ritmi attuali;
- 5 (il 13%) mostrano andamenti discordanti.
Rispetto al 2010, l’Italia registra un arretramento su cinque Obiettivi: povertà, acqua e servizi igienico-sanitari, disuguaglianze, vita sulla terra, pace, giustizia e istituzioni solide. Nell’ultimo anno, un solo Obiettivo mostra un netto miglioramento: il lavoro. In quindici anni, l’indicatore sintetico elaborato dall’ASviS è cresciuto di meno di tre punti.
Il confronto internazionale mostra una difficoltà condivisa: nell’Unione europea la quota di traguardi raggiungibili entro il 2030 scende dal 53% al 47%, mentre a livello mondiale solo il 15% dei target è sulla buona strada.
Le persone dietro i numeri
Il Rapporto sottolinea come gli indicatori si traducano in condizioni di vita concrete:
- nel 2025 oltre 5,4 milioni di persone (il 9,3% della popolazione) vivono in povertà assoluta, di cui 1,1 milioni di minori;
- tra i giovani, la deprivazione abitativa grave riguarda il 12,1% degli under 35;
- circa il 16% degli adolescenti e quasi un giovane su cinque tra i 18 e i 34 anni presenta forme di disagio psicologico, e oltre 600 mila minori sono seguiti dai Dipartimenti di salute mentale.
Questi dati hanno anche una dimensione economica. Una minore capacità di spesa delle famiglie incide sulla domanda interna, mentre maggiori difficoltà nell’accesso a istruzione e formazione possono ridurre, nel tempo, le competenze disponibili per il sistema produttivo. Per questo il contrasto alla povertà può essere letto anche come una politica di sviluppo, oltre che di tutela sociale.
Competenze e capitale umano
Sul fronte dell’istruzione il Rapporto evidenzia un quadro con luci e ombre. La dispersione scolastica si riduce, ma restano difficoltà nell’apprendimento di lettura e matematica. Solo il 31,1% dei giovani tra 25 e 34 anni è laureato, contro un obiettivo del 45% fissato per il 2030.
Per le imprese, che segnalano da tempo la difficoltà di reperire competenze e che affrontano la transizione digitale e l’adozione dell’intelligenza artificiale, il capitale umano è una condizione abilitante della competitività. Investire in formazione, salute e prospettive per i giovani significa investire sulla capacità futura del sistema economico.
Sostenibilità non significa solo ambiente
Il Rapporto ricorda che la sostenibilità ha una dimensione economica, sociale, ambientale e istituzionale. Tra le criticità ambientali e territoriali:
- la dispersione idrica, aumentata del 7,7% tra il 2010 e il 2022 e pari al 42,4% nel 2022;
- il 94,5% dei Comuni esposto a rischio idrogeologico;
- il consumo di suolo e le disuguaglianze tra territori.
Questi fenomeni hanno un tratto in comune: riguardano l’efficienza con cui un sistema utilizza le proprie risorse. Un’azienda che perdesse oltre un terzo di una materia prima durante il processo produttivo analizzerebbe le cause e interverrebbe sugli impianti. Lo stesso approccio, applicato a livello di sistema, può riguardare acqua, energia, territorio e competenze.
Sostenibilità e competitività: un’agenda condivisa
Il Rapporto di primavera 2026 dell’ASviS rileva che il 90% di studenti e famiglie e l’85% della business community ritiene importanti o molto importanti i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030. L’ASviS sostiene inoltre, sulla base delle proprie analisi, che investire in politiche e modelli sostenibili produca ricadute economiche positive.
Le imprese hanno bisogno di infrastrutture efficienti, energia, competenze, ricerca, istituzioni affidabili e territori attrattivi. Sono condizioni che dipendono anche dalla qualità dello sviluppo sociale e ambientale. In quest’ottica, politica industriale, sociale e ambientale possono essere considerate componenti di un’unica strategia di sviluppo.
Dal breve al lungo periodo: il ruolo delle imprese
Molte delle sfide dell’Agenda 2030 richiedono tempi lunghi e un’adeguata programmazione pubblica. Le imprese possono però contribuire in modo concreto:
- investendo in innovazione e miglioramento della produttività;
- sviluppando le competenze delle persone e collaborando con scuole, università e territori;
- riducendo sprechi e consumi di risorse, anche attraverso modelli di economia circolare;
- promuovendo qualità dell’occupazione e benessere organizzativo.
Come in ogni decisione aziendale, il tema è bilanciare risultati immediati e valore di lungo periodo: ridurre manutenzione, formazione o innovazione migliora i costi di oggi, ma può pesare sui risultati futuri. La sostenibilità richiede di valutare le scelte anche su un orizzonte di cinque, dieci o vent’anni.
I dati del Rapporto ASviS non vanno letti come una semplice classifica, ma come uno strumento per orientare le decisioni. Alcune domande possono guidare la riflessione di imprese e istituzioni: come aumentare produttività e competenze, come usare le risorse in modo più efficiente, come offrire ai giovani opportunità e prospettive, come prevenire i problemi anziché gestirli quando diventano emergenze.
Il 2030 è ormai vicino, ma lo sviluppo sostenibile non si esaurisce con quella data. Integrare valore economico e valore sociale è una delle sfide manageriali dei prossimi anni, ed è il campo in cui Join Group affianca le imprese nel percorso verso uno sviluppo sostenibile del business.Fonti: Rapporto ASviS 2026 (undicesima edizione



