Un’impresa non solo sportiva: la visione manageriale dell’Italia di Roberto Mancini

21 Luglio 2021
Un’impresa non solo sportiva: la visione manageriale dell’Italia di Roberto Mancini

Sono circolate diverse stime rispetto al valore che la vittoria dell’Italia agli europei di calcio potrà portare in termini di sviluppo del prodotto interno lordo nel nostro paese. Ed è importante evidenziare quanto una dimensione di coinvolgimento sportivo e sociale potrebbe portare un surplus di fiducia e di coesione sociale che rappresenta un elemento essenziale per lo sviluppo di una ripartenza produttiva a livello nazionale dopo un periodo ad alta complessità sociale.
Come riportato su diversi quotidiani nei giorni scorsi, la vittoria agli Europei potrebbe infatti regalarci 12 miliardi di euro di Pil in più, sostiene la Coldiretti. E magari anche un aumento dell’export vicino al 10%, proprio come successe quando l’Italia vinse i mondiali in Germania, nel 2006.
Vi sono diverse ricerche che, come affermato anche dal presidente della Figc, Gabriele Gravina, stimano l’impatto della vittoria di ieri nello 0,7% del Pil». in pratica si può affermare che a fronte di una vittoria sportiva il prestigio internazionale del paese cresce e questo rappresenta un elemento di discontinuità positiva sul quale fare affidamento.
Ogni grande vittoria sportiva genera un effetto positivo che aumenta il prestigio internazionale di un Paese. Dopo la vittoria degli azzurri nel 2006, per esempio, i dati ci dicono che l’economia nazionale è cresciuta in modo sostenuto, con un aumento record del 4,1% del Pil a valori correnti.
Questo è stato anche il primo grande evento dopo i 2 anni della pandemia. I dati dello share dicono che le trasmissioni della partita fatte su Rai 1 e su Sky hanno visto oltre 20 milioni di spettatori attaccati al teleschermo. In pratica oltre l’85% di chi ha visto la televisione al sera dell’11 luglio era li.
Questo è stato anche il primo evento sportivo totalmente raccontato nei social e nel giorno per giorno dell’esperienza. E da questo resoconto possiamo cogliere elementi che meritano un’analisi ed una riflessione che va oltre la semplice dimensione sportiva per sfociare in quella più di natura organizzativa e di management team. In questo senso un elemento di valutazione molto importante e che vale la pena di essere esaminato è Il documentario “Sogno Azzurro, la strada per Wembley”.
Questo docu-film trasmesso qualche giorno fa su Rai 1 ha raccontato attraverso immagini inedite come la Nazionale di Roberto Mancini si sia laureata Campione d’Europa. Ha avuto un successo clamoroso: sono stati 4.133.000 gli spettatori che hanno ripercorso la cavalcata degli Azzurri, dalla partita d’esordio con la Turchia fino alla finale contro l’Inghilterra, un’entusiasmante avventura raccontata dalle voci dei protagonisti. Il docu-film, che ha fatto registrare il 21.2% di share, Segno del persistere del coinvolgimento emotivo che ancora ci tiene legati a questo evento, e che rimarrà con noi a lungo, probabilmente anche più del successo mondiale del 2006. Forse molto più simile all’emozione del 1982 (per chi la ricorda di persona o per chi l’ha sentita raccontare).

Ma andando oltre il lato emotivo immediato, vale la pena di analizzare il modo in cui questa impresa si è realizzata. In questo senso si possono mettere a confronto diversi stili manageriali che hanno portato al raggiungimento del successo.
Non è la prima volta che capita. In questo caso però, molto più che in altre circostanze, abbiamo potuto verificare in modo fattuale, grazie anche alle riprese fatte nei backstage, quanto più del talento individuale abbia potuto la capacità di costruzione di un gruppo coeso con obiettivi chiari e una missione condivisa.
Una lezione manageriale da approfondire e rileggere con attenzione. La visione del docufilm rai è in questo un’eccellente opportunità di comprensione di processi organizzativi e gestionali all’interno di un corpo complesso con un obiettivo di breve periodo. Per questo chi si occupa di processi organizzativi e di supporto all’impresa ha molto da imparare da questa esperienza.
Ci possono essere diversi modelli per portare un gruppo di giocatori ad un risultato. la precedente esperienza di quasi successo è stata quella di Antonio Conte che, come allenatore della Nazionale portò la squadra fino ai limiti del successo. Come è noto, in quel caso abbiamo sperimentato una leadership molto muscolare che, è capitato spesso anche nella sua esperienza nei club, porta fuori giri la squadra al momento topico. Ed infatti Conte, pur essendo un top coach, ha spesso sperimentato la sconfitta in match conclusivi di tornei ad eliminazione diretta.
Se guardiamo invece alla storia di questi tre anni della squadra di Mancini, raccontata e dettagliata nel resoconto filmico che abbiamo potuto vedere, è invece quella di una visione di un modello manageriale completamente diverso.
Un gruppo ricostruito dopo una delle peggiori debacle internazionale della storia del nostro movimento calcistico: l’esclusione dalla fase finale dei mondiali del 2018. Un gruppo di giovani che si autoregola e che con capacità di comprensione delle indicazioni strategiche del coach riesce ad operare in modo libero divertendosi e conquistando l’obiettivo.
In questo sistema è particolarmente importante il mix di capacità messe in campo dagli atleti e della esperienza del team manageriale che, in qualche modo, rappresenta una volontà di total improvement in cui si mettono in gioco tutti.
Mancini, Vialli, Oriali, De Rossi, tutto lo staff tecnico, hanno rappresentato più che un gruppo di comando, una squadra di coach a supporto del team in campo, con un bilanciamento dei ruoli ed un perfetto equilibrio e mix.
Condivisione di esperienze personali e di successo passate che ritornano vivi e vengono messi a disposizione di chi è impegnato sul campo punto in una logica di correzione e miglioramento nelle quali tutti gli attori esercitano un ruolo non precostituito. Molto simile al modello di una startup che, come accaduto in questo caso, può diventare un unicorno.

Certo poi la fortuna ci vuole ed in questo caso c’è stata, ma come si dice “aiutati che Dio ti aiuta”. Ed in questo caso pur se dall’altra parte del “channel”, God didn’t save the Queen”.

Riccardo Capecchi

Riccardo Capecchi – Partner

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