Sostenibilità o greenwashing?

30 Giugno 2022
Sostenibilità o greenwashing?

Si parla molto e sempre di più di sostenibilità, di bilanci di sostenibilità, di società benefit, di BCorp e cresce il numero delle aziende attente a queste tematiche ma, come riportato da “Affari e Finanza” de La Repubblica del 27 giugno, ancora solo il 28% delle aziende in Italia presenta il bilancio di sostenibilità e, ancor peggio, si sta diffondendo il “greenwashing”.

Il “greenwashing” mira a vendere da parte dell’azienda una politica ambientalista inesistente, attraverso campagne di comunicazione, dichiarazioni che raccontano azioni a cui si dà un obiettivo di tutela dell’ambiente quando in realtà ci sono solo obiettivi economici a vantaggio dell’azienda stessa. Un vero e proprio “ecologismo di facciata”. E l’impatto negativo è duplice: sull’ambiente, che non viene tutelato, sul consumatore che viene ingannato.

E’ importante che le aziende veramente green possano dimostrarlo, grazie alle certificazioni esterne. Anche la normativa si sta occupando di “smascherare” il greenwashing, se ne è parlato recentemente al Festival dell’economia circolare e della transizione ecologica, dove è stato presentato il primo rapporto in merito.
Il dossier elaborato da Circonomia fa il punto sulle difese contro il greenwashing dei diversi paesi. Non esistono ancora standard internazionali. Si è evidenziato che si sta lavorando in questa direzione, dando regole ed obblighi informativi ai consumatori.
Il presidente dell’Enel, in questo contesto, ha definito l’economia circolare, “il tesoro più ricco del nostro paese” per evidenziare le potenzialità legate al recupero degli scarti ed il ruolo che può giocare nello sviluppare l’indipendenza energetica dell’Italia. Non si tratta quindi di recupero di scarti e rifiuti ma ripensare al packaging dei prodotti, ai consumi di produzione e all’efficienza di produzione.

Nel frattempo come consumatori dobbiamo difenderci ed imparare a distinguere tra greenwashing e reale eco friendly: spesso si racconta al consumatore solo una parte della filiera, quella “eco”, si utilizzano dati “ambientali” poco verificabili, si fanno campagne di comunicazione che fanno percepire una sostenibilità inesistente. D’altra parte la generazione Z è attenta alla sostenibilità e alle scelte ecologicamente responsabili e promuove la tutela dell’ambiente.
E’ molto importante quindi che il consumatore valuti le proprie scelte ma soprattutto che le aziende serie integrino la sostenibilità come elemento chiave di competitività, di reputation e che valutino e definiscano le strategie, i piani e la produzione in chiave green.

Anna Taliani

Anna Taliani – Partner

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