La certificazione di parità di genere: un vero e proprio cambio culturale

1 Giugno 2022
La certificazione di parità di genere: un vero e proprio cambio culturale

L’ultima classifica stilata dall’Istituto Europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) vede il nostro paese 14esimo in Europa, con un gender equality index di 63,8 punti su 100, 4,2 punti in meno rispetto alla media. Nonostante l’Italia avanzi verso la parità di genere a un ritmo più sostenuto rispetto ad altri stati europei, la posizione in classifica dimostra che il nostro paese ha ancora un grande problema di disparità.

Il ministro dell’Economia Daniele Franco ha definito quello tra uomini e donne uno dei tre gap, insieme a quello generazionale e territoriale, che l’Italia deve assolutamente rimontare se vuole sollevarsi, crescere e costruire un futuro. Intervenendo al Women’ s Forum G20 Italy, il ministro ha confermato la priorità che il governo attribuisce al tem a e l’importanza che il PNRR assumerà nel percorso verso la parità.

Uno dei dati che più spaventa è quello dell’occupazione femminile, ulteriormente peggiorato con la pandemia, inferiore a quella maschile del 18%.

Altri dati che fanno riflettere:

  • In Italia lavora meno di una donna su due
  • Il 58 % dei laureati sono donne
  • il 49,8% delle donne ha un contratto di lavoro part time
  • c’è un elevata differenza salariale (stimata nel 5,6% dal Wef, ma per altre rilevazioni Eurostat al 12%)
  • solo il 28% delle posizioni manageriali in azienda sono occupate da donne (l’Italia è penultima in Europa)
  • solo il 16% delle donne ha accesso a formazione Stem (contro il 34% degli uomini)

Secondo i dati Istat 2020, i settori caratterizzati da una disparità di genere superiore alla media di almeno il 25% sono:

  • costruzioni (tasso di disparità 80,6%)
  • industria estrattiva (73,5%)
  • gestione rifiuti (65,8%)
  • industria energetica (50,8%)
  • settore agricolo (49,8%)
  • industria manifatturiera (47,1%)
  • trasporto e magazzinaggio (56,6%)
  • informazione e comunicazione (36,8%).

È ancora lungo il percorso verso la parità uomo-donna nel lavoro, ma il legislatore ha recentemente introdotto un inedito sistema di certificazione, e conseguente premialità, per le aziende più virtuose che si impegnano ad aumentare le opportunità di crescita per le donne, raggiungere la parità salariale e tutelare la maternità.

Lo scorso novembre, la legge n.162 ha aggiornato il Codice delle Pari Opportunità, inserendo l’obbligo di redazione di un report dettagliato sulla situazione di impiego maschile e femminile per tutte le aziende, pubbliche e private, con più di 50 dipendenti (per il settore privato si tratta di quasi 30mila aziende, che occupano 6,9 milioni di addetti, cioè la metà di tutti i lavoratori del privato). Le organizzazioni con un numero di dipendenti inferiori a 50 potranno redigere il rapporto su base volontaria.

Il report deve essere redatto ogni due anni, seguendo parametri e KPI stabiliti, e la pubblicazione di informazioni non veritiere sarà punita con una sanzione amministrativa.

In particolare, il rapporto deve contenere le seguenti informazioni:

  • numero lavoratori occupati di sesso maschile e femminile
  • numero lavoratori assunti nel corso dell’anno
  • inquadramento contrattuale e funzione svolta dai dipendenti
  • il delta tra la retribuzione iniziale e le retribuzioni complessive di ciascun sesso
  • informazioni sui processi di selezione in fase di assunzione
  • criteri per gli sviluppi di carriera
  • pratiche adottate per garantire il worklife balance
  • misure adottate per garantire un ambiente di lavoro inclusivo

A decorrere dal 1° gennaio 2022, solo le aziende che redigono il rapporto, per obbligo o volontariamente, dimostrando l’effettivo impegno ed efficacia delle politiche in tema di parità di genere, potranno accedere alla certificazione di parità di genere, di durata triennale, disciplinata dalla Legge di Bilancio 2022.

«La certificazione aiuterà le imprese nella progettazione di politiche che investono nel lavoro femminile. È uno strumento che rende concreto il principio secondo cui l’investimento nel talento femminile è conveniente per il Paeseed è conveniente per il tessuto imprenditoriale» dichiara la ministra per le pari opportunità Elena Bonetti, che ha evidenziato l’impegno che il consiglio di ministri ha svolto per promuovere la parità di genere.

Creare un sistema di certificazione per la parità di genere è un modo per garantire la diminuzione del gender pay gap, migliori condizioni lavorative per le donne, anche in relazione alla protezione della maternità, un aumento dell’occupazione femminile e una maggiore inclusione.

È stato recentemente istituito presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, un Comitato tecnico permanente sulla certificazione di genere nelle imprese, costituito da 15 componenti, incaricato di concorrere, attraverso approfondimenti, elaborazione di proposte e monitoraggio delle attività, al funzionamento del sistema della certificazione della parità di genere, anche in comparazione con esperienze internazionali di altri Paesi e di organizzazioni internazionali.

Per il conseguimento della certificazione saranno valutati una serie di parametri e KPI, qualitativi e quantitativi, che misurino il livello di inclusione per genere in sei aree: Cultura e strategia, Governance, Processi HR, Opportunità di crescita, Equità remunerativa e Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

Ciascuna area ha un peso percentuale, ad ognuno dei parametri è assegnato un punteggio e la certificazione sarà attribuita alle aziende che raggiungono almeno il 60% dello score totale disponibile.

I vantaggi per le aziende che riceveranno tale riconoscimento formale sono principalmente due:

  • diritto all’esonero del versamento dei contributi previdenziali dei lavoratori nel limite dell’1 per cento e fino ad un massimo di 50mila euro l’anno ciascuna
  • premialità negli appalti pubblici

Anche i dipendenti otterranno vantaggi dal nuovo sistema di certificazione, che gli garantirà di beneficiare di contesti lavorativi sempre più inclusivi e meno discriminatori.

Federica Giannini

Federica Giannini – Junior consultant

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