L’ VIII rapporto ASviS sullo stato di avanzamento SDG

24 Ottobre 2023
L’ VIII rapporto ASviS sullo stato di avanzamento SDG

La scorsa settimana è stato pubblicato il VIII rapporto dell’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile ) che valuta l’avanzamento dell’Italia e dell’EU verso i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu.

Ricordiamo che l’ASviS è un’associazione – che conta oramai oltre 300 soggetti del mondo economico e sociale – nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. L’autorevolezza e il valore dell’Alleanza è stata sottolineata quest’anno dal conferimento della Medaglia del Presidente della Repubblica.

Il rapporto di quest’anno è particolarmente importante perché si colloca temporalmente a metà del percorso fissato per gli obiettivi dell’Agenda 2030 e dunque si presta a un “bilancio intermedio”.
Purtroppo le evidenze non sono confortanti: “Il Rapporto di quest’anno mostra chiaramente che il nostro Paese, al contrario dell’UE, non ha imboccato in modo convinto e concreto la strada dello sviluppo sostenibile e non ha maturato una visione di insieme delle diverse politiche pubbliche della sostenibilità”: così ha sintetizzato il direttore scientifico ASviS, Enrico Giovannini.

Infatti gli indicatori elaborati dall’Alleanza evidenziano addirittura peggioramenti rispetto al 2010 su 6 obiettivi dei 17 obiettivi SDG
(povertà, sistemi idrici e sociosanitari, qualità degli ecosistemi terrestri e marini, governance e partnership); una sostanziale stabilità su 3 obiettivi (cibo, disuguaglianze, città sostenibili); miglioramenti molto contenuti (inferiori al 10% in 12 anni!) su 6 obiettivi (istruzione, parità di genere, energia rinnovabile, lavoro dignitoso, innovazione e infrastrutture, lotta al cambiamento climatico); aumenti di poco superiori per 2 obiettivi (salute ed economia circolare). In termini di disuguaglianze territoriali, sui 14 Goal per cui sono disponibili dati regionali solo per due (10 e 16) si evidenzia una loro riduzione, per tre (2, 9 e 12) una stabilità e per i restanti nove un aumento, in contraddizione con il principio chiave dell’Agenda 2030 di “non lasciare nessuno indietro”.

Secondo il presidente Giovannini, per recuperare il terreno perduto “serve un approccio politico e culturale che consideri la sostenibilità come il fulcro di tutte le scelte, pubbliche e private”. Secondo l’ASviS, è questo un compito da portare avanti secondo 3 proposte:
a) assegnare alla Presidenza del Consiglio il Piano
b) predisporlo entro marzo prossimo in modo che possa contribuire alla preparazione del prossimo Def
c) coinvolgere la società civile e gli enti territoriali attraverso il Forum per lo sviluppo sostenibile esistente presso il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica


In questo complesso contesto che cosa possono fare le aziende? Il loro ruolo è fondamentale e decisivo per imprimere un riorientamento di una traiettoria che altrimenti condurrebbe all’insostenibilità economica e sociale del sistema.

Innanzitutto e’ necessaria una profonda presa di consapevolezza che non c’e’ alternativa a una governance dell’azienda che consideri, oltre che i giusti aspetti legati al profitto, anche quelli sociali e ambientali che ne sono il fondamento. Posture dilatorie, spostando nel tempo la decisione di affrontare il problema, lo rendono irrimediabilmente piu’ difficile e costoso da superare.

Favorire o ostacolare lo sviluppo sostenibile non è un discrimine che distingue l’azienda astrattamente orientata a valori di bene comune, ma è un discrimine per verificare se un’azienda è orientata sulle direttrici di una buona gestione che assicura prosperità nel tempo a sé e ai propri stakeholder.

Lucio Dassiè

Lucio Dassiè – Senior Advisor

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