DIGI-SOCIAL-IZZAZIONE

30 Giugno 2016
DIGI-SOCIAL-IZZAZIONE

Il nostro stile di vita, in termini di abitudini e modalità di comunicare, sia in campo sociale che lavorativo, è costretto, per stare al passo con la digitalizzazione dell’informazione e ai cambiamenti sociali, economici e politici ad essa collegati, ad evolversi a velocità impensabili solo fino a pochi anni fa. Tale cambiamento è faticoso, ma necessario a cogliere tutte le opportunità che la rivoluzione digitale porta con sé.

La rivoluzione digitale non è quindi solo un fenomeno tecnologico che riguarda ricercatori ed esperti, ma un fenomeno globale che guida la trasformazione della società impattandone cultura, gestione del tempo libero e mondo del lavoro. La digitalizzazione, oltre a modificare la comunicazione tra le persone e tra Stato e cittadini, costringe il mondo del lavoro ad una trasformazione radicale imponendosi come sistema dominante grazie alla produzione industriale delle informazioni in modo più economico e, potenzialmente, al suo contributo all’espansione del mercato e della domanda.

La sostituzione della carta e della manualità nel mondo del lavoro italiano è iniziata a fine anni 80 con il fenomeno dell’informatizzazione, cioè dell’introduzione e applicazione nelle aziende di sistemi e reti informatiche di computer e continuata negli anni 90 con l’avvento degli ERP, sistemi informativi che raccolgono i diversi processi aziendali all’interno di un contenitore unico e integrato. 

La digitalizzazione di oggi è figlia evoluta dell’informatizzazione di allora anche se, a mio avviso, presenta alcune sostanziali differenze rispetto ad essa. In particolare evidenzierei:

  • l’opportunità di implementazione di allora contro la necessità di oggi (vivere meglio vs sopravvivere)
  • l’impatto sulla bottom line di allora contro l’impatto su bottom line e potenzialmente sulla top line di oggi
  •  l’impatto interno di allora su management e shareholders contro l’impatto esterno di oggi su tutti gli stakeholders (inclusi i consumatori di domani)
  • l’opportunità/necessità(?) di coinvolgere nella rivoluzione digitale anche le sfere personali dei dipendenti.

La informatizzazione e il successivo passaggio da sistemi stand-alone alle logiche ERP sono state fondamentali per recuperare efficienza in termini di velocità di fruizione dell’informazione e dei costi necessari al suo ottenimento consentendo alle aziende che ci hanno creduto di ottenere un vantaggio competitivo operativo rispetto ai concorrenti in termini di informazioni e conseguente capacità di prendere decisioni fact-based e implementarle nei tempi giusti.

La digitalizzazione dei giorni nostri, approcciata allo stesso modo, porterebbe evidenti ulteriori opportunità di informazioni ancora più giuste, più veloci e più economiche rispetto ai sistemi attuali impiegati dalle aziende, ma non svolgerebbe un ruolo centrale nello sviluppo sostenibile delle aziende stesse.

Tale ruolo potrebbe essere invece assegnato alla rivoluzione digitale se inserita in un contesto più ampio che chiamerò della digi-social-izzazione (chiedo scusa per il mio incauto neologismo).

In questo diverso approccio gli attori e facilitatori del cambiamento, che in questo caso sarebbe molto più veloce ed aggressivo, non sarebbero più i soli CIO (i vecchi IT managers) troppo spesso tecnici-operativi bravissimi ma sovente poco legati alle dinamiche di mercato e di sviluppo del business, ma i responsabili commerciali e i chairmen, sempre che abbiano la percezione istintiva della potenzialità di essa sui risultati aziendali, in termini sia di bottom (sicuri) che di top line (potenziali).

Nel progetto di digitalizzazione, oltre agli elementi e alle action standard del piano di implementazione, si potrebbe inserire la possibilità di interfacciare alcuni social network con i sistemi aziendali allo scopo di:

  • modernizzare la corporate image
  • facilitare la relazione azienda-dipendenti e lo spirito di appartenenza
  • creare un flusso informativo in-out con consumatori, potenziali collaboratori, fornitori, clienti
  • veicolare la comunicazione istituzionale
  • pubblicizzare servizi e prodotti stimolando la viralità del web
  • migliorare la brand awareness

Si potrebbero usare, utilizzando gruppi aperti o chiusi a seconda degli obiettivi di condivisione e della riservatezza delle info, ad esempio:

  • whattsapp, messenger, telegram, … per condividere gruppi di lavoro, foto, report aziendali, ma anche info personali
  • facebook, twitter, … per organizzare eventi aziendali, condividere le informazioni sugli andamenti economico finanziari, pubblicare comunicati stampa
  • istagram, … per foto di prodotti, eventi, brands, dipendenti, testimonials
  • pinterest, … per organizzare gruppi di interesse per affinità o reparto aziendale,

L’idea è forse banale e sicuramente grezza, ma potrebbe avere senso anche nella difficoltà di produrre analisi economico-finanziarie degli impatti. E’ infatti difficile inserire la trasformazione digi-social dell’azienda in un business plan e calcolare un IRR dell’investimento necessario perché è sempre complesso quantificare i vantaggi dell’integrazione, per definizione olistici. Così come non avrei mai potuto immaginare che il go-live di S.A.P. wall-to-wall in Unilever nel 1998 ci avrebbe permesso di produrre i risultati del mese a un giorno dalla chiusura del periodo contabile contro le due settimane di poco tempo prima nonostante una riduzione dello staff del 50%, allo stesso modo non sono in grado di produrre una stima precisa di quanto la digi-social-izzazione potrebbe portare ai risultati aziendali (ma il mio feeling è di un impatto non trascurabile).

Sono certo che il trend di digitalizzazione delle nostre vite sia irreversibile, visto il divario esistente tra l’educazione digitale dei nostri genitori, la nostra e quella dei nostri figli,  divario destinato ad allargarsi ancora nelle generazioni future. Sono inoltre certo che resistere non servirebbe se non a sentirsi dinosauri fuori tempo e che invece cavalcare e guidare il processo di digi-social-izzazione potrebbe essere una grande opportunità per sviluppare la propria azienda, renderla al passo con i tempi, user-friendly per dipendenti, collaboratori e consumatori di oggi e, soprattutto, assicurarsi la sostenibilità dei risultati e la sopravvivenza accattivandosi i consumatori e le potenziali risorse umane di domani.

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