Nuovo anno, nuovi bilanci. Per quanto riguarda la sostenibilità, il 2025 è stato un anno particolarmente complesso. Doveva rappresentare una svolta epocale, soprattutto sul fronte della rendicontazione di sostenibilità, ma la realtà si è rivelata ben diversa dalle aspettative iniziali.
Il riferimento è inevitabilmente alla CSRD, la normativa europea sulla rendicontazione di sostenibilità. Al di là delle evoluzioni e degli stop normativi legati al cosiddetto pacchetto omnibus, il cambio di direzione ha generato un notevole disorientamento operativo. Le aziende si sono trovate a gestire incertezze metodologiche e contenutistiche che hanno riguardato l’intero processo di reporting: dalla scelta dello standard, alla selezione dei KPI, fino alla struttura stessa del bilancio.
Tuttavia, nonostante la CSRD lasci oggi molte aziende “orfane” di un riferimento univoco, il percorso avviato negli ultimi anni ha comunque lasciato un’eredità positiva. Il solo fatto di aver introdotto nuovi principi e nuovi approcci ha profondamente influenzato il modo di concepire il bilancio di sostenibilità. Anche laddove la normativa non sia formalmente applicabile, esistono oggi elementi di valore da cui trarre ispirazione per redigere un bilancio più solido, credibile e utile.
In questo articolo abbiamo raccolto alcune best practice che possono supportare le aziende nella redazione di un bilancio di sostenibilità di qualità nel 2026, alla luce dell’evoluzione normativa e delle aspettative degli stakeholder.
La doppia materialità come punto di partenza
Probabilmente la lezione più importante lasciata dalla CSRD è l’introduzione strutturata dell’analisi di doppia materialità. Integrare nel bilancio sia la prospettiva inside-out (l’impatto dell’azienda su ambiente e società) sia quella outside-in (l’impatto dei fattori ESG sull’azienda) migliora in modo significativo la qualità del reporting, indipendentemente dallo standard adottato.
Questo approccio consente di:
- integrare la dimensione finanziaria nella rendicontazione di sostenibilità;
- supportare una governance più consapevole nella gestione di rischi e opportunità;
- rispondere alle esigenze informative di stakeholder chiave come banche, investitori e clienti;
- comprendere in modo più strutturato come l’azienda interagisce con l’intera catena del valore.
Quando l’analisi di doppia materialità è affiancata da una chiara identificazione di Impatti, Rischi e Opportunità (IRO), il bilancio smette di essere un documento descrittivo e diventa uno strumento strategico.
Integrare una visione di lungo periodo
Il bilancio di sostenibilità nasce come documento di consuntivazione, ma non può limitarsi a una fotografia del passato. Una delle evoluzioni più rilevanti introdotte dalla CSRD riguarda infatti l’integrazione di una visione prospettica, capace di raccontare il percorso dell’azienda nel tempo.
Un bilancio efficace dovrebbe permettere di leggere:
- l’evoluzione storica delle performance ESG,
- la situazione attuale,
- gli obiettivi futuri e le azioni pianificate per raggiungerli.
Questa continuità temporale offre una visione completa della strategia di sostenibilità e consente agli stakeholder di valutare la coerenza tra dichiarazioni, risultati e impegni futuri.
Dati: qualità, affidabilità e trasparenza
Con l’aumento dell’attenzione normativa e del livello di scrutinio da parte degli stakeholder, la qualità del dato diventa un elemento centrale. Accuratezza, tracciabilità e coerenza delle informazioni sono ormai imprescindibili.
È fondamentale investire in sistemi di gestione dei dati ESG che permettano:
- una raccolta strutturata e coerente delle informazioni;
- processi di validazione interna;
- una reportistica pronta per eventuali verifiche esterne.
Allo stesso tempo, è essenziale essere trasparenti sulle metodologie utilizzate, sulle fonti dei dati e sulle eventuali limitazioni. In un contesto in cui il rischio di greenwashing è sempre più sotto osservazione, riconoscere anche le aree di miglioramento rafforza la credibilità del bilancio.
Tecnologia e strumenti digitali a supporto del reporting
La sostenibilità è, per sua natura, una disciplina trasversale che coinvolge tutte le funzioni aziendali. Questo rende la gestione dei dati complessa e spesso frammentata. In questo contesto, la tecnologia può rappresentare un alleato strategico.
L’utilizzo di strumenti digitali consente di:
- migliorare il flusso informativo tra le diverse funzioni;
- ridurre errori e inefficienze nella raccolta dati;
- aumentare la qualità complessiva del bilancio.
Piattaforme ESG integrate, strumenti di contabilizzazione delle emissioni e soluzioni basate su intelligenza artificiale possono supportare sia l’elaborazione sia la consultazione delle informazioni. La tecnologia, però, non sostituisce il giudizio umano: rimane fondamentale per interpretare i dati e contestualizzarli all’interno della strategia aziendale.
Gli standard di rendicontazione: un’opportunità per le PMI
Nel panorama della rendicontazione di sostenibilità, i GRI (Global Reporting Initiative) restano lo standard internazionale più diffuso per il reporting volontario, con un impianto orientato alla trasparenza verso gli stakeholder. Il framework è in continua evoluzione e sta ampliando i propri standard settoriali, come dimostra lo sviluppo di nuovi riferimenti dedicati anche al settore moda.
Gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), sviluppati in ambito europeo a supporto della CSRD, prevedono un approccio più strutturato e basato sulla doppia materialità. Anche questi standard sono attualmente in fase di revisione, a conferma di un contesto normativo ancora in evoluzione.
Accanto agli ESRS, negli ultimi mesi ha acquisito rilevanza anche il VSME. Pur non essendo direttamente collegato alla CSRD, nasce da un’esigenza concreta: consentire alle piccole e medie imprese di rispondere alle richieste informative provenienti dalle grandi aziende lungo la catena del valore.
Il VSME può rappresentare:
- un primo approccio strutturato alla sostenibilità per le PMI;
- uno strumento proporzionato, meno oneroso rispetto agli standard più complessi;
- un modo efficace per gestire le richieste ESG dei clienti corporate.
Per molte imprese di dimensioni ridotte, il VSME può essere un punto di partenza pragmatico e sostenibile nel tempo.
Migliorare nel tempo: gap analysis e confronto con il mercato
È importante ricordare che il reporting di sostenibilità è un percorso. Raramente un’azienda riesce a coprire tutte le tematiche rilevanti già nel primo bilancio. Per questo, una gap analysis rappresenta uno strumento prezioso.
Analizzare ciò che manca, ciò che può essere migliorato e ciò che richiede più tempo permette di:
- definire priorità chiare per il bilancio successivo;
- pianificare lo sviluppo di politiche e processi;
- allocare in modo più efficace le risorse interne ed esterne.
In parallelo, è utile osservare i report di sostenibilità dei competitor, per comprendere quali informazioni vengono rendicontate e quali nuove tematiche stanno emergendo nel settore.
Le sfide del 2026
Redigere un bilancio di sostenibilità di qualità nel 2026 significa andare oltre la semplice compliance normativa. Significa costruire un documento che rifletta il percorso dell’azienda, integri strategia e dati, e risponda in modo concreto alle aspettative degli stakeholder interni ed esterni.
La doppia materialità, la visione di lungo periodo, la qualità dei dati, l’uso consapevole della tecnologia e strumenti proporzionati come il VSME sono oggi elementi chiave per un reporting ESG credibile, utile e orientato al futuro.
Join Group affianca le aziende lungo tutto il percorso di rendicontazione di sostenibilità, supportandole nella definizione della strategia ESG, nell’analisi di doppia materialità e nella redazione di bilanci chiari, solidi e coerenti con l’evoluzione normativa e a prova di futuro.




