C’è stato un tempo in cui parlare di economia circolare era soprattutto una scelta di posizionamento: un packaging “eco-friendly”, qualche iniziativa sul riciclo e una buona strategia di comunicazione potevano essere sufficienti per raccontare al mercato il proprio impegno.
Quel modello sta cambiando.
Con i nuovi regolamenti europei, la sostenibilità compie un passaggio decisivo da leva di comunicazione a requisito sempre più concreto di conformità e accesso al mercato.
Per i comitati di direzione, la progettazione di prodotti e imballaggi smette di essere un tema relegato al dipartimento Sustainability e diventa il cuore della gestione del rischio operativo, normativo e di filiera.
Digital Product Passport: la nuova licenza per vendere in Europa
Il Regolamento ESPR (UE 2024/1781) ridisegna le regole del gioco ampliando il concetto di ecodesign ben oltre l’efficienza energetica. Durabilità, riparabilità, riciclabilità e impronta ambientale diventano parametri misurabili per un’ampia gamma di categorie merceologiche.
Il vero perno operativo di questa svolta è il Digital Product Passport (DPP), la carta d’identità digitale che accompagnerà moltissimi beni sul mercato europeo. La roadmap attuativa è già tracciata e coinvolgerà progressivamente i settori principali: si parte dal ferro, dall’acciaio e dai prodotti connessi all’energia (2026), per passare subito dopo a tessile, pneumatici e alluminio (2027), arredo (2028) fino a ICT e materassi (2029).
Le conseguenze per il management sono rilevanti: per accedere ai mercati UE non basterà più fabbricare un ottimo prodotto, ma servirà la capacità oggettiva di raccogliere, certificare e condividere la mole di dati che lo descrive lungo tutta la catena del valore.
PPWR: anche il packaging cambia le regole del gioco
Parallelamente, il Regolamento PPWR (UE 2025/40), applicabile in via generale dal 12 agosto 2026 introduce un quadro europeo armonizzato per l’intero ciclo di vita degli imballaggi.
Non si tratta solo di eliminare l’over-packaging o di vietare specifici formati monouso: la norma introduce vincoli stringenti di riciclabilità effettiva (con classi di merito obbligatorie dal 2030 e ancora più severe dal 2038), quote minime di plastica riciclata e un’etichettatura europea armonizzata dal 2028.
Inoltre, la sicurezza chimica diventa un fattore critico immediato: già dal 12 agosto 2026 scattano infatti limiti rigorosi alla presenza di PFAS negli imballaggi a contatto con gli alimenti, rendendo necessarie verifiche più rigorose sulla composizione e sulla conformità del packaging.
La vera sfida? Dati e Supply Chain
Guardare a questi regolamenti con la sola lente del rispetto formale della legge è un errore prospettico. Il vero scoglio per le aziende è di natura organizzativa e tecnologica.
Ottenere informazioni tracciabili da fornitori di secondo e terzo livello, integrare dati di laboratorio e di riciclabilità all’interno dei sistemi gestionali (ERP) e garantire che questi dati siano interoperabili richiede una maturità digitale che molte filiere devono ancora costruire. È la ragione per cui l’economia circolare forza la collaborazione tra funzioni che spesso hanno lavorato a compartimenti stagni: Product Development, Procurement, IT, Compliance e Operations.
Dalla compliance al vantaggio competitivo
Prepararsi oggi significa evitare che i nuovi requisiti si trasformino domani in ritardi, costi imprevisti o problemi di accesso al mercato.
Ma significa anche cogliere un’opportunità.
Ridurre materiali e packaging può migliorare l’efficienza. Conoscere meglio la supply chain può ridurre i rischi. Progettare prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili può aprire nuovi modelli di servizio e differenziazione.
ESPR e PPWR stanno quindi facendo qualcosa di più che introdurre nuovi obblighi: stanno portando l’economia circolare dentro le decisioni industriali.
In Join Group supportiamo le aziende nel trasformare questa evoluzione normativa in decisioni concrete: dalla valutazione degli impatti su prodotti e packaging alla mappatura dei dati necessari, fino alla revisione dei processi e della supply chain.
L’obiettivo non è soltanto farsi trovare conformi alla prossima scadenza, ma cogliere la transizione circolare per costruire filiere più trasparenti, processi efficienti e prodotti vincenti.



